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AT-TUWANI: VENTI DI UMANA RESISTENZA

C’ era una volta un piccolo boschetto in cima ad un’antica collina solcata da sabbia e terra, spezzata da forti mani umane. Correvano sui fianchi della collina corpi di giovani uomini, ma rotolavano a terra le loro anime sfiancate.  Alcune donne, invece,  raccoglievano  i resti di una promessa ingannatrice e crudele. Entrambi legati da un destino scritto da uomini   nascosti nel boschetto soprastante.

E’ forse giunta la morte, la morte della libertà. E’ forse giunta l’eutanasia della vita” ripeteva, infine, una vecchia ai margini della collina.

Potrebbe essere l’inizio di quelle favole che raccolgono nella loro semplicità la tragica esistenza. Potrebbe essere il prologo della storia di un villaggio, spezzato su un’ antica collina, in cui inciampai qualche anno fa e di cui assaggiai la sabbia agitata da passi tormentati.

Il nome di questo luogo è At-Tuwani, e si trova sulle colline a sud di Hebron nella parte più meridionale della Cisgiordania, nella antica terra di Palestina. Il villaggio è il  più grande di tutta l’area ed è l’unico ad avere una scuola elementare, un piccolo negozio di alimentari, una moschea e una clinica. In questo buco di modo, condannato dagli uomini ad essere teatro di guerra costante, vivono trecento persone che stanno provando a costruire un futuro. Vivono della loro terra, del loro lavoro. I bambini vanno a scuola, mentre i genitori ripetono i loro gesti quotidiani, portano gli animali al pascolo e curano i loro ulivi,  sotto la minaccia di occhi spietati posti in un boschetto che dà le spalle al villaggio. A poche decine di metri dal villaggio, infatti, si trova l’insediamento di alcuni coloni israeliani nazional-religiosi.

Questi insediamenti sono in continua espansione e annettono a sé le terre dei vicini villaggi palestinesi che sono così costretti a vivere sotto la costante minaccia di violenze alle persone e alle proprie abitazioni. Dagli accordi di Oslo, il villaggio si trova in “area C”, cioè sotto controllo civile e militare israeliano che dovrebbe garantire l’esistenza degli abitanti palestinesi in questo territorio. Ma negli anni si è invece accentuato un clima di violenza e paura insostenibili. L’area delle colline a sud di Hebron è anche tristemente nota per le violenze perpetrate da alcuni  coloni israeliani ai danni della popolazione palestinese.
A partire dalla fine degli anni ’60 fino ad oggi, tutti i governi israeliani hanno incoraggiato e sostenuto economicamente la costruzione di insediamenti civili israeliani all’interno dei territori occupati palestinesi. L’area delle South Hebron Hills non fa eccezione.
Secondo il diritto internazionale, e in particolare secondo la Quarta Convenzione di Ginevra e numerose risoluzioni dell’ONU, tutti gli insediamenti ” economici” e “ideologici”  israeliani nei Territori Palestinesi Occupati sono illegali.  Gli insediamenti ideologici  di solito sono in luoghi periferici della Cisgiordania  e pretendono di essere annessi allo stato israeliano per creare la Grande Israele, così come scritto nella Bibbia. Questi coloni  sono determinatissimi a portare a termine la propria missione e come succede nel villaggio di At-Tuwani cercano di rendere la vita agli abitanti del villaggio  impossibile: bruciano gli ulivi, ammazzano le pecore, fanno agguati notturni alle case creando un clima di continua paura.

I pastori delle colline a sud di Hebron, tra cui gli abitanti di At-Tuwani hanno però scelto di lottare con metodi nonviolenti per tutelare la propria vita e i propri diritti, riunendosi nel Comitato Popolare delle Colline a sud di Hebron. A sostenerli c’è anche un’associazione chiamata Operazione Colomba, che denuncia insieme agli abitanti  le violenze, le privazione, le ingiustizie  con collaborazione  di  associazioni israliane contrarie agli insediamenti, ad un gruppo di avvocatiti e  ad associazioni internazionali.

Per paradosso sembra far eco  alla lotta fra il piccolo e tenace David e il gigante  Golia. Per paradosso però, in questo pezzo di vita, non ci sono i buoni e cattivi. Non siamo nel mondo delle fiabe, siamo in quello degli uomini che troppo spesso usano questa semplificazione per agire.

Siamo, al contrario, nel luogo delle responsabilità, nel luogo delle scelte umane. Siamo in un squarcio di cielo e terra che non deve essere sepolto da una cieca ostinazione e da una violenza che toglie senso al mondo degli uomini.

  Questo breve scritto è solo un assaggio, il progetto di At-Tuwani è infatti seguito e raccontato costantemente dall’associazione Operazione Colomba. Foto gentilmente concesse da Riscatto Fotografico, via Cavallotti – Parma

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